Giostra del Saracino di Sarteano del 15 agosto 1952

Contrada vincente: SAN LORENZO
Giostratore: Natale Fatighenti
Cavallo: Grigio
Capitano: Eugenio Bellini

 

Il Palio

Palio del 1952

Autore: A. Gorlero

 

Quando Natale sconfisse il “Mitico Donatino”
Cronaca tra realtà e fantasia della Giostra del 1952

Siamo da poco entrati negli anni ’50. La rivalità tra San Lorenzo e San Martino, le due Contrade del Centro Storico di Sarteano, è molto accesa; già si contendono il primato nell’albo d’oro della Giostra del Saracino.
Natale Fatighenti corre la sua prima Giostra nel 1950 proprio per la Contrada di San Martino, totalizzando un solo punto.
Visto il risultato deludente, per il successivo anno 1951, la Contrada di San Martino decide di andare sul sicuro ingaggiando Giulio Bernardini, vincitore dell’edizione del 1948.
Natale ha già vinto una corsa alla lunga a San Bartolomeo delle Piazze con Grigio, un cavallo che gli si adatta alla perfezione. Il cavallo è di proprietà di Nello Trombesi, accanito esponente della Contrada di San Lorenzo.
Convinto di aver trovato in Grigio il cavallo adatto per la Giostra, decide di accettare le richieste della Contrada di San Lorenzo. La decisione si rivelerà azzeccatissima!
Natale, infatti, vince la sua prima Giostra, permettendo a San Lorenzo di superare San Martino nell’albo d’oro.
Scoppia la gioia di tutta la Contrada. Il Capitano Eugenio Bellini comanda i festeggiamenti con feste nel Borgo e allegri pranzi all’aperto a Pozzo Bandino, dimora di Nello Trombesi.
La delusione dei contradaioli di San Martino è invece fortissima! Hanno subito l’onta del sorpasso e inoltre per mano di un ex giostratore! Il Comitato della Contrada è in fermento, la rabbia e la delusione si attenueranno solo con l’arrivo dei lunghi e freddi mesi invernali.
Intanto le riunioni del Comitato della Contrada di San Martino si susseguono. Il Capitano Giulio Aggravi coadiuvato dal Vice Capitano Homs Grifoni e i Consiglieri tutti, tramano per trovare le strategie necessarie a riportare Natale in Contrada.
Siamo già alle porte della Giostra del 1952. Natale viene invitato ufficialmente presso la Sede Parrocchiale di San Martino per venerdì 11 luglio. Il Consiglio tutto cerca di convincerlo a tornare a vestire i colori bianco azzurri con ogni mezzo e argomentazione. Ma Natale non può accettare. La gioia per la prima vittoria, i bellissimi momenti vissuti con il popolo della Contrada di San Lorenzo e la sintonia raggiunta con Grigio, sono ricordi ancora troppo vivi.
Il Consiglio sanmartinese torna a riunirsi il 14 luglio: occorre trovare un fantino valente che possa avere buone possibilità di vittoria.
Nei giorni passati è stato contattato e invitato in Contrada Ghino Fastelli, giostratore esperto e affidabile; ha già vinto per la Contrada prima della sospensione per la guerra e successivamente ha vinto altre due Giostre. Con Ghino viene trovato subito l’accordo: “il Capitano e l’inttero Commitato offre una cifra di Lire 8.000 in caso di vincita con Lire 500 al punto al suddetto Fastelli, se avventualmente la vittoria non fosse riportata sarà dato al Fastelli la somma di Lire 4.000 (quattromila) sempre con Lire 500 di punteggio che riporterà”.
Nel frattempo tutta Sarteano è in fermento; il Comitato Centrale ha deciso che quest’anno la Giostra verrà corsa al campo sportivo, luogo più raccolto e più comodo per i numerosissimi spettatori. Dopo secoli non si corre più in piazza, dove “l’arte della rinascenza fusa con le note del medio evo, dava il classico tocco alla scena”.
I Comitati delle Contrade si riuniscono, vengono indette adunanze contradaiole, inviate lettere di protesta al Comitato Centrale e affissi volantini. Ma non ci sarà nulla da fare: ormai è deciso, si corre al campo sportivo.
Intanto la Giostra è alle porte e dai campi di prova arrivano le prime indiscrezioni: Natale infila anelli su anelli e per Spineta ha appena iniziato a correre un giovanissimo Assuero Favi del quale si dice un gran bene.
Il Consiglio di San Martino torna a riunirsi il primo di agosto. Il Vice Capitano Homs Grifoni è stato incaricato della ricerca del cavallo. Ha contattato il proprietario Alessandro Pallottai che per 6.000 Lire lo metterà a disposizione della Contrada. Ma c’è una grossa opportunità in vista; il Capitano Giulio Aggravi, tramite alcune conoscenze ha avuto la disponibilità di giostrare per la Contrada da parte di Donato Gallorini, il mitico “Donatino”, esperto e vincente cavaliere giostratore della Giostra del Saracino di Arezzo.  Tra i consiglieri c’è stupore e meraviglia ma l’opportunità viene colta al volo; Giulio Aggravi invita tutti i presenti a mantenere il segreto, almeno fino alla definizione dei dettagli.
L’indomani in piazza non si parla d’altro…
“Ma chi??? Donatino?!? Quello ad Arezzo avrà vinto dieci Giostre!”; “È un diavolo! Ad Arezzo o marca quattro o marca cinque!”; “Ha corso anche dieci pali! A Siena lo chiamavano L’Ardito!”; “E chi lo para!!!”; “Ma proprio uno d’Arezzo! Dopo quello che c’hanno fatto nel ’33! ‘un ci volevano fa’ corre la Giostra! Dicevano d’averla inventata loro!”.
Il Consiglio di San Martino e Donato definiscono i dettagli: 6.000 Lire per la partecipazione, maggior premio in caso di vittoria, vitto e alloggio nei giorni della Giostra presso l’Albergo Centrale e, vista la lontananza, viene deciso di prendere una macchina per andare a prendere il fantino per farlo provare.
E finalmente arriva Ferragosto.
“Tutto il paese cambiato a nuovo: e che abito di festa! Gran pavese: cento bandiere al vento e mille fiori alle finestre. Un popolo che sfoga la sua passione a perdigola. Ferragosto e Saracino: a Sarteano è un tutto uno. Ci si para, si tiran fuori i vecchi paludamenti e, per un giorno, si può anche perdere la testa (…) questa pellicola viva di colori e palpitante di vita che si gira per le contrade di questo paese dal castellaccio turrito e severo. È, in realtà, un bel film che il regista, il Signor Aldo Pannocchia dovrebbe curare di più e renderlo sempre meglio (…) Le contrade, sono queste le protagoniste della piccola grande boucle di un folclore di eccezione. Tutte con le loro bandiere pazze di colori. Con i loro stemmi e i loro blasoni. I loro Capitani. Le Dame formose e belle. Gli Alfieri. I Paggetti. In più il cavallo che è – quel giorno – la creatura prediletta del rione. Il fantino: il piccolo profeta dal quale si attende il… miracolo: altrimenti il… crucifige per lui a suon di botte nel groppone! Poi il Palio: che passione! Questo è fatto così: una specie di… bandinella (questa di altro genere!) più o meno dipinta con vera arte, raffigurante il paese con gli stemmi delle cinque contrade e un simbolo sacro o l’immagine di un santo. Il drappellone 1952 era fatto come descritto con S. Rocco benedicente (…) Un’ora prima della Giostra si snoda per il paese il corteo storico. Una marcia trionfale. Apre la filarmonica. Un nutrito corpo bandistico che suona la marcia del Saracino critta dal M.o Cav. Martino Pannocchia. Poi le contrade. Un garrire festoso di bandiere, una fiorita di costumi, i cavalli con i loro fantini, il carroccio trainato da un paio di invidiabili buoi tutti infioccati: un quadro bacchico che piace e che anima. Infine la Giostra tanto attesa. (…)”.
Comincia la gara. La tensione è alle stelle. Primo di diritto parte Natale per San Lorenzo, avendo vinto la precedente edizione; ma la sorte beffarda ha voluto che sia proprio San Martino con Donato a chiudere le carriere.
Natale è concentratissimo; viene chiamato alla stoccata. Grigio è stranamente nervoso, scalpita e sbuffa. Il suo galoppo è impreciso, ma Natale prende la mira e infila l’anello. Punto valido! I contradaioli esplodono di gioia agitando i loro fazzoletti biancorossi.
I giostratori delle altre tre Contrade falliscono l’anello e ora tocca a Donatino.
Si presenta alla partenza: la sicurezza con la quale governa il cavallo è da esperto fantino, il portamento e il crisma delle tante vittorie incutono rispetto e timore. E la folla accorsa, fino ad ora chiassosa e festante, cala in un silenzio quasi mistico.
Alla stoccata! Donatino comanda il cavallo con precisione; con un impercettibile tocco di briglia lo porta fin sotto al Buratto e infila preciso. Punto valido! Tocca ora ai contradaioli biancoazzurri fare festa.
La seconda carriera delinea già le gerarchie di questa Giostra; sembra ormai un affare tra le due Contrade del centro storico. Già due punti ciascuno e le altre Contrade a zero.
Natale è molto teso; di solito in questi anni con due punti la Giostra è vinta, ma quest’anno è un’altra storia, bisogna fare il miracolo.
Donatino percepisce la stessa sensazione; non immaginava di trovare un avversario così competitivo, sa che deve dare il massimo.
La terza e la quarta carriera evidenziano tutte le difficoltà e la spettacolarità della gara. Nessun giostratore riesce a centrare l’anello.
E ora la quinta e decisiva carriera.
Gli umori dei due fantini ora sono ben diversi. Natale ha la tranquillità di chi sa di aver già fatto molto, portando un “maestro di giostre” alla stoccata decisiva. Stranamente Donatino manifesta un certo nervosismo: la Giostra di Sarteano è semplice e veloce, troppo semplice e troppo veloce. Anche lui ha fallito due volte e la folla lo ha sentito, i sostenitori delle Contrade fuori dai giochi hanno preso parte: sono tutti con Natale!
Intanto Natale è già alla partenza. Grigio gli regala una carriera perfetta e il punto è inevitabile. Il futuro vincitore di tante Giostre ha infilato il terzo, mandando in estasi i contradaioli biancorossi. Corrono le altre tre Contrade e infila solo Assuero per Spineta.
Tocca ora a Donato chiudere la Giostra. Deve far punto per andare allo spareggio. La folla ora urla e fischia. Donatino parte, il Buratto Sarteanese lo guarda beffardo: si è incassato ancor di più l’anello nel proprio scudo facendolo diventare ancor più piccolo. La lancia colpisce l’anello che schizza in tribuna!
La folla esplode! Ha vinto Natale! Ha vinto San Lorenzo! Ha vinto Sarteano!
I contradaioli di San Lorenzo che fino allora sudavano di paura ora agitano “i fazzoletti biancorossi come una masnada di dannati” impazziscono di gioia, corrono tutti a prendere il Palio e portano Natale in trionfo tra gli applausi della folla grata per aver assistito a cotanto spettacolo.
A San Martino invece la delusione è immensa. Guido Marcocci, il cronista de “Il Mattino dell’Italia Centrale” scriverà così: “Nulla ha valso ai bianco celesti l’aver il classico Donatino pescato in quel di Arezzo (…) Qui sta il bruciore dei contradaioli di San Martino che sono stati sconfitti. Ma veramente quelli di San Martino hanno perso con onore ché tanta era superiore la classe del loro auriga in confronto al fantino bianco rosso (…) Fui sballottato, sollevato, schiacciato in mezzo a quella folla vociante e sprizzante gioia da tutti i pori della pelle. Sgattaiolai alla meglio fuori dalla mischia e mi rifugia nella casa del Signor Giuseppe Lazzeri che, gentilmente mi ospitava. Qui tutti della famiglia sono di una contrada battuta: non mi dettero neppure la buonasera…”
La riunione del Comitato della Contrada di San Martino del 2 settembre è molto nervosa. Per l’ingaggio di Donato Gallorini sono state spese in tutto 8.370 Lire, inoltre Ghino, che si era fatto da parte (ubi maior…), ha giustamente preteso il rimborso delle 4.000 Lire.
Prende la parola il Capitano Giulio Aggravi: “Visto che quest’anno il Bilancio, che la parte uscita è di Lire 44.220 ed l’entrata di Lire 41.717 con un disavanzo di Lire 2.503, il Capitano decide di ricedere il vestito fatto, all’ENAL, rientrando alla spesa di Lire 3.980 di debito presso il Fè Giacomo, oppure lasciando il defice al nuovo Comitato dell’anno venturo.”
Il 10 settembre si svolge l’Adunanza Generale della Contrada di San Martino. Un’adunanza affollata e tesa. Si parla dell’errore fatto dei due fantini e del disavanzo di bilancio. Il Capitano e tutto il Comitato presentano una lettera di dimissioni ma gli accorati interventi di due contradaioli, Generoso Crociani e Enzo Giani, risultano decisivi. Gli errori dell’anno ormai passato non si ripeteranno. Il Comitato viene confermato con l’aggiunta di nuovi membri.  E l’adunanza si chiude con una sbicchierata!

Graziano Placidi

 

Alcuni anni orsono, intento a costruire il sito web della Contrada di San Martino, stavo sfogliando i vecchi verbali e i registri di cassa. Avevo trovato un nome ricorrente: Donato Galleroni. Mi sono chiesto: possibile che sia una storpiatura di un nome famoso; possibile che Galleroni sia Gallorini, che Donatino, il vincente Giostratore Aretino abbia corso per la mia Contrada? Avevo fatto un po’ di ricerche ma non avevo avuto conferme. Poi, qualche giorno fa, quasi per caso, sfogliando un giornale dell’epoca presso la Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena, mi sono imbattuto in un articolo de “Il Mattino dell’Italia Centrale” del 21 agosto 1952 a firma Guido Marcocci dal titolo “Un’antica festa popolare. Viva di colore e palpitante di vita la Giostra del Saracino di Sarteano”. Donato Gallorini aveva corso la Giostra del Saracino di Sarteano del 1952.
Quella Giostra la vinse Natale Fatighenti per la Contrada di San Lorenzo, così la disputa tra due miti dei tornei storici, ha scatenato la mia fantasia.
Le imprese di Natale le conosciamo tutti. Ha il record ancora imbattuto di nove vittorie (anche se quella del 1957 non è del tutto certa) e ha traghettato l’antico torneo ai tempi moderni con la partecipazione alla Giostra della ripresa del 1982.
Donato Gallorini ha corso nove Palii di Siena dal 1934 al 1946 per le Contrade di Valdimontone, Lupa, Drago, Giraffa, Bruco, Chiocciola, Pantera e Torre non riportando vittorie. Veniva soprannominato “L’Ardito”. Ad Arezzo invece Donatino ha corso quarantacinque Giostre vincendone ben quattordici; quando corse a Sarteano nel 1952, ne aveva già vinte otto. Una curiosità sulla sua ultima Giostra di Arezzo. È il 6 settembre del 1970 e Donatino difende i colori rossoverdi di Porta Crucifera. Fa coppia con un altro grandissimo, Tripoli Torrini, detto Tripolino. Durante le prove Tripolino si infortuna ed è costretto al ritiro. I dirigenti di Colcitrone chiamano il nostro Assuero Favi. Presette corre per primo e marca solamente un punto decretando di fatto l’esclusione di Porta Crucifera dalla lotta per la vittoria. Donatino ormai fuori dai giochi pennella la sua ultima carriera marcando un netto cinque. Ed è con questo centro che pone termine alla sua carriera di Giostratore.
Come si suol dire, in questo racconto “qualsiasi riferimento a fatti o persone è puramente casuale”… Mah! Sarà anche così, ma moltissimi riferimenti sono invece reali e attendibili e confutabili con la documentazione originale di quegli anni.
Naturalmente la cronaca della Giostra non è reale, ma a me piace pensare che sia andata così.

Graziano Placidi

 

Il Mattino dell'Italia Centrale del 21/08/1952

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